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Africana di Nicola Filippone

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Big Brother

A proposito di modelli occidentali importati in Africa, eccovi un inquietante esempio televisivo…

Il 15 novembre il parlamento della Nigeria ha vietato alla tv pubblica di trasmettere immagini o ospitare dibattiti che abbiano per tema Big Brother Africa 2, l’edizione continentale del Grande Fratello, conclusasi pochi giorni prima e che nel popoloso Paese dell’Africa occidentale (130 milioni di abitanti) è stata trasmessa dalla piattaforma satellitare multinazionale Multichoice. Diffuso dalla Endemol – la casa di produzione olandese che ha portato il fortunato format in mezzo mondo – Big Brother è approdato in Africa nel 2003, con una versione riservata a concorrenti anglofoni provenienti da 12 Paesi.

La seconda edizione è stata organizzata solo quest’anno. Il programma viene irradiato via satellite, il che lo renderebbe estremamente elitario in un continente in cui una porzione significativa della popolazione non ha accesso nemmeno all’elettricità. Ma in realtà il carattere popolare è garantito lo stesso, perché le immagini vengono successivamente diffuse anche dalle tv pubbliche.

                                       

A incuriosire particolarmente i telespettatori nigeriani è stata la presenza di una connazionale rimasta in gara fino alla fine. Nel corso del programma la commissione parlamentare per l’informazione e l’orientamento nazionale ha più volte richiamato la società Multichoice. Ad irritare gli esponenti dell’organo di controllo sono state ovviamente le scene osé, oltre al linguaggio scurrile e all’esposizione del pubblico a modelli di vita “eccessivi” (fumo e alcolici a volontà, sesso facile anche da parte di persone sposate). Ma la scena che ha fatto precipitare la situazione è avvenuta il 28 ottobre: un concorrente della Tanzania (che per inciso è il vincitore finale) ha approfittato di una sbronza collettiva per cercare di fare sesso con la ragazza nigeriana, che era talmente ubriaca che pareva svenuta. Un’altra concorrente quando si è resa conto delle intenzioni del ragazzo gli ha intimato di smettere di molestare la ragazza, cosa che lui ha fatto, ma non subito. L’intervento della produzione – che ha oscurato la scena quando ormai non stava succedendo più nulla – è stato quantomeno intempestivo. Quindi gli organizzatori hanno dichiarato che dalle immagini non si poteva parlare di violenza sessuale perché non c’era alcun elemento che provasse che la ragazza non fosse consenziente. Ma comunque siano andate le cose realmente – non avendo visto le immagini certo non mi permetto di giudicarle – a riflettere sul merito della questione rimane una sensazione forte di squallore, violenza o non violenza.

Essendo la presunta vittima nigeriana, l’episodio ha indignato in modo particolare l’opinione pubblica del Paese. La commissione parlamentare ha stabilito che Big Brother Africa ha violato le regole che stabiliscono che cosa può andare in onda. E che lo spettacolo offerto nella casa è stato in palese contrasto “con la cultura e i valori africani”.  Dopo una settimana la Nigeria Broadcasting Corporation, tv pubblica e responsabile dell’assegnazione delle frequenze, ha sanzionato  Multichoice con una pesante multa. La sezione locale della multinazionale ha persino cambiato i propri vertici, riconoscendo di aver sbagliato soprattutto nel continuare a mettere in circolo immagini e ad alimentare dibattiti nei giorni successivi al misfatto.

Ovviamente episodi del genere fanno sentire i governi – che generalmente mantengono un controllo diretto e serrato sui contenuti dei media – legittimati nel limitare la libertà di espressione. Le legislazioni che regolano i sistemi radiotelevisivi di gran parte dei Paesi africani spesso impongono severe restrizioni a contenuti non solo occidentali, ma in generale diversi da quelli prodotti sotto dettatura ministeriale. La giustificazione è preservare le identità locali ed evitare la diffusione indiscriminata di programmi stranieri. Ma con il pretesto della protezione culturale i paletti vengono agevolmente estesi anche all’informazione, che finisce così sotto stretto controllo. Casi come quello raccontato sopra finiscono, quindi, col diventare generosi assist per chi, con la scusa del pericolo Grande Fratello, magari vuole impedire che la gente veda la Bbc.