Africana - Africana

Africana di Nicola Filippone

RSS Feed

Facebook e il principe permaloso

Questa è una storia incredibile. Eppure la dinamica libertà di espressione-internet-repressione che esprime è abbastanza scontata. Ma lo stupore rimane intatto. Un po’ se ne è scritto qua e là. Succede in Marocco dove, lo scorso febbraio, Fouad Mourtada, un ingegnere informatico di 26 anni, è stato condannato da una corte di Casablanca a tre anni di carcere per furto di identità.

Pena che ha subito cominciato a scontare. Il crimine di cui si è macchiato è aver aperto un profilo su Facebook scegliendo di chiamarsi “Principe Moulay Rachid”, ovvero usando il nome del fratello di re Mohammed VI.

Sovrano e fratello non hanno evidentemente gradito l’iniziativa. Realizzata – a quanto pare – senza intenzioni satiriche: semplicemente Fouad aveva scelto il nome di un personaggio pubblico di cui era fan, come se fosse Britney Spears o Maradona. “Ma – ha sostenuto l’avvocato alla Bbc – i giudici non hanno capito il caso”. Perché , ha aggiunto il legale, le nuove tecnologie e nello specifico fenomeni come i social network sono distanti anni luce dalla loro sensibilità. Se a questo – aggiungo io – si unisce lo zelo, molto diffuso in certi paesi, nel ravvisare i reati di espressione, il quadro è presto ricomposto.

Il caso Mourtada ha sollevato un’ondata di indignazione globale, che dagli utenti della rete in Marocco (alcuni blogger hanno smesso di scrivere) si è agevolmente propagata nelle capitali europee, in strada, nelle sedi delle associazioni per la tutela dei diritti umani, nelle aule di università. A giorni è previsto l’inizio del processo di appello. Intanto, per scarsa fiducia in una decisione diversa dei giudici o per non lasciare nulla di intentato, la famiglia di Fouad ha scritto ai regnanti invocando clemenza.

Commenti

Ciao Nicola, è bello risentirti.