Africana - Africana

Africana di Nicola Filippone

RSS Feed

Il Malawi, le donne e le primarie

Altro che quote rosa. In Malawi – Paese che ha abbandonato la dittatura a metà anni 90 e che ha recentemente attivato meccanismi da democrazia matura – le donne impegnate in politica ingaggiano un’aspra battaglia per esercitare un loro importante diritto. 

In questi giorni i partiti stanno svolgendo le primarie per selezionare i candidati alle elezioni parlamentari, previste a maggio. E le donne in lizza sono sistematicamente vittime di minacce e intimidazioni, se non di violenze (sono stati denunciati alcuni casi di candidate costrette a subire sassaiole). 

Malawi_2_2L’agenzia internazionale di informazione Ips ha raccontato il caso di Gertrude Nya Mkandawire, che è peraltro un’esponente del partito al potere, il Democratic People’s Party (Dpp): recentemente Gertrude ha deciso di ritirarsi dalle primarie della sua circoscrizione, in cui era in corsa contro dieci uomini. Una decisione dettata dall’esasperazione per essere invariabilmente oggetto di cori offensivi e spintoni, intimidazioni che rendevano un’impresa portare a termine i comizi. E poi c’è stata anche un’altra motivazione: i comitati di partito locali chiedono soldi ai candidati in cambio di sostegno e Gertrude si è rifiutata per principio. Cosa che evidentemente non l’ha aiutata a trovare contesti più amichevoli per i suoi comizi. Un’usanza – quella di chiedere soldi ai candidati – abbastanza diffusa e che pertanto non solleva indignazione. Ma è un altro dei motivi che discrimina le donne in politica, perché – ha sottolineato Veronica Nikho, attivista locale – solitamente hanno minore disponibilità economica.

Veronica è una sostenitrice della “50/50 Campaign”, lanciata dal Governo del Malawi con il coinvolgimento di 42 organizzazioni della società civile. Il Malawi ha una percentuale di parlamentari donne – 14% – che è sotto la media dell’Africa subsahariana (non che in Italia, dove la percentuale è del 17% a quanto mi risulta, possiamo dare chissà quali lezioni). L’obiettivo dell’iniziativa è incrementare la rappresentanza femminile nelle istituzioni legislative fino a creare una situazione di parità numerica nel parlamento della capitale Llongwe, in linea con i principi concordati dai Paesi dell’Africa del Sud nel Southern African Development Community Protocol on Gender. Ma questo è uno scopo simbolico o comunque non prioritario. L’obiettivo più urgente è la creazione di una rete di protezione contro le donne che subiscono violenze solo perché hanno deciso di entrare in politica.

Evidentemente una campagna governativa con ampio sostegno non è sufficiente, se bisogna scontrarsi con pregiudizi e consuetudini sedimentate. Soprattutto nelle aree rurali di uno dei Paesi più poveri e sovrappopolati del continente, dove le istituzioni democratiche esercitano un minore controllo, rispetto a quanto accade a Llongwe. Sta di fatto che mentre, sull’onda della 50/50 Campaign, 425 donne hanno scelto di partecipare alle primarie, in 225 hanno successivamente deciso di ritirarsi. Un numero che secondo gli attivisti della campagna è destinato a crescere.