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Africana di Nicola Filippone

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Algeria-Egitto e la Guerra del futbol

Un ambasciatore chiamato a chiedere spiegazioni per le conseguenze di una partita di calcio: quello che sta succedendo in questi giorni in Nord Africa è davvero incredibile. Eppure non è la prima volta che il pallone diventa causa di forti tensioni diplomatiche o che in generale innesca dinamiche che con lo sport nulla hanno a che vedere.

Ma partiamo dalla cronaca. Sabato scorso al Cairo si gioca Egitto-Algeria match chiave per la qualificazione alla fase finale dei Mondiali, che si terrà l’estate prossima in Sudafrica. All’Algeria basta un pareggio. Anzi, anche una sconfitta per un gol. Ma l’Egitto riesce nell’impresa di ribaltare la situazione, trovando il 2-0 al 95esimo. Il risultato finale mette in assoluta parità le due squadre, che dovranno giocarsi la qualificazione in uno spareggio.

Questo è accaduto sul campo. Ma i calciatori algerini erano stati vittime di intimidazioni sin dal loro sbarco al Cairo. Il loro autobus è stato oggetto di una sassaiola che ha costretto tre giocatori a farsi medicare in ospedale. E anche i tifosi al seguito hanno vissuto situazioni ad alto pericolo, con decine di feriti (e secondo voci non confermate anche un morto). Le notizie incontrollate provenienti dall’Egitto hanno scatenato il controcaos ad Algeri: la rabbia degli algerini si è rovesciata sugli egiziani presenti nel Paese. La filiale locale della società di tlc egiziana Orascom è stata presa d’assalto e ha denunciato in seguito danni per 5 milioni di dollari. Una sorte simile è toccata alla sede di Egypt Air. Una situazione esplosiva, che ha indotto già circa cento persone a rientrare in Egitto. Il ministro degli Esteri del Cairo ha convocato l’ambasciatore algerino per chiedergli garanzie sui suoi connazionali che si trovano in Algeria. La tensione si è propagata anche in Francia, con tafferugli nelle banlieue parigine.

E domani si gioca la sfida decisiva, stavolta in campo neutro. La scelta della sede non pare proprio illuminata: Khartoum è la capitale relativamente tranquilla di uno degli Stati meno sicuri dell’Africa, quel Sudan che non vede pace dal 1982. Difficile immaginare che a Khartoum ci siano i presupposti per un clima tranquillo. Né si tratta di una mèta che scoraggia i sostenitori delle due squadre, dato che il Sudan confina con l’Egitto (che infatti aveva chiesto alla Fifa proprio quella sede). E anche i supporter algerini arriveranno, molti reduci proprio dal Cairo, da dove Air Algerie ha organizzato due voli speciali. Il rischio che questa gara abbia un ulteriore seguito extracalcistico, nella migliore delle ipotesi a livello diplomatico, è insomma alto.

Fin qui la cronaca. La storia tuttavia fornisce precedenti preziosi per riflettere. Il primo che mi viene in mente è la Guerra del fùtbol, un breve conflitto (della durata di quattro giorni) che scoppiò esattamente 40 anni fa tra El Salvador e Honduras. La scintilla era stata anche in quel caso uno spareggio per i Mondiali. Questo episodio storico poco conosciuto è raccontato splendidamente dal polacco Ryszard Kapuściński, grande scrittore e inviato di guerra (cfr La prima guerra del football e altre guerre di poveri, Feltrinelli). 

L’Ansa cita un altro caso che non ricordavo: una sfida Dinamo Zagabria-Stella Rossa Belgrado del 1990, con violenti scontri tra croati e serbi in campo e fuori. Pochi mesi dopo sarebbe esploso il conflitto che avrebbe disgregato la Yugoslavia.

Ripensandoci mi sono infine balzati alla mente altri due episodi un po’ diversi da quelli citati finora ma accomunati dal fatto che in ognuno di questi casi il calcio si trasforma in un futile pretesto, ridimensionato dall’effetto di spinte ideologiche, pulsioni belliche e dagli immancabili interessi economici.

Nel novembre del 1973, due mesi dopo il sanguinoso golpe cileno che aveva spinto alla morte l’illuminato Salvador Allende e portato al potere il terribile generale Pinochet, era in programma a Santiago lo spareggio mondiale tra i padroni di casa e l’Unione Sovietica. Ma la Federazione sovietica decise di rinunciare a Germania’74 pur di non mandare la squadra nel Paese di Pinochet. Il Cile, qualificato senza giocare (mai che la Fifa abbia preso posizione contro una dittatura assassina: peggio per chi boicotta), scese comunque in campo quel giorno all’Estadio Nacional, un impianto che nei giorni del golpe era stato trasformato in un centro di tortura a cielo aperto. I militari radunarono sugli spalti migliaia di persone per celebrare la squadra, che si presentò sul terreno di gioco senza avversari e dopo il fischio di inizio andò a segnare il simbolico gol qualificazione. Una delle messinscena più raccapriccianti nella storia dello sport (per saperne di più vi consiglio un bel pezzo di Simone Pierotti). 

Non che sia meno inquietante, per chiudere, quanto accaduto ad Argentina’78, quando la Nazionale di casa vinse il Mondiale davanti a una compiaciuta giunta militare, mentre gli attivisti politici dell’opposizione venivano arrestati, torturati e fatti sparire. 

Commenti

per dire la verita gli egiziani quando sono venuti a giocare in algeria hanno trovato gli algerini con i fiori e poi nessun tifoso egiziano ferito in algeria anzi hanno protestato dicendo che nel albergo gli hanno dato con couscous che ha fatto un danno nella pancia di cha'hata ,questa é la cosa il piu grave successo in algeria al cairo appena scende la squadra algerina .tanti bastardi egiziani lapidavano il bus che portava la squadra algerina all'albergo 3 giocatore feriti che sono dovuti andare all'ospedale una notte prima della partita questo succedeva per i giocatore figuriamoci i tifosi .tantissimi ragazzi e ragazzi algerini pichiatti davanti i polizioti .... il giocatore sono entrate terrorisati di questa barbaria che non a mai successo per nessuna squadera almeno non in questi ultimi anni dove la fifa non smetti di condanare giocatore e anche squadre per una simplice parole opure gesto la squadra algerina lapidata con pietre di 4 kili . e ci sono anche feriti e la fifa non dice nulla dopo di che gli egiziani e siccome sanno piangere bene e fare la faccia dei poverini davante i canale satilitare con un grande aiuto dell'altre canale arabe i vettimi sono deventati colpevole e gli colpevole sono deventati vittimi pero cosa posso dire a parti che la squadra algerina va al mondiale e la squadra egiziana va al cestino sportivo marocchini tunisini siamo tutti dietro la squadra verde e ONE TWO THREE VIVA L'ALGERIEEEE ONE TWO THREE